Casa Vacanze Alpina

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Cave del Predil

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CAVE DEL PREDIL
e la sua storia

 

L'abitato di Raibl, così si chiamava un tempo Cave del Predil, si colloca geograficamente a pochi chilometri da Tarvisio, comune del quale fa parte.
Cave del Predil è sorta ad opera dei minatori che hanno estratto solfuri di zinco (Blenda) e piombo (Galena) dal monte Re, cioè dalla  principale miniera di piombo e zinco dell'intero arco alpino.

 

 - CAVE DEL PREDIL -

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 vista di Cave del Predil dal monte Re  


Tutto il paese di Cave merita una passeggiata. 

Per carità, è minuscolo, poche decine di minuti sono sufficienti, ma le case popolari costruite per i minatori, con sulle facciate i simboli del lavoro, fanno fare al visitatore un vero e proprio tuffo nel tempo, riportando a quegli anni in cui – è facile immaginarselo – questo paese pulsava attorno alle sua miniera e la domenica i lavoratori indossavano orgogliosi la divisa della festa per partecipare alle cerimonie.
Cave, del resto – che nel 1898 aveva già la luce elettrica in tutte le abitazioni grazie alla costruzione della prima centrale idroelettrica con potenza di circa 300 kwa che doveva fornire energia elettrica agli impianti della miniera, ha avuto
alt a un certo punto della sua storia oltre  4.000 abitanti, ben più della stessa Tarvisio ed era anche “quasi” ricca, visto che gli stipendi dei minatori erano comunque migliori rispetto a quelli di qualsiasi  operaio in fabbrica.
         
Non solo.

La miniera era una grande mamma, pensava a tutto: c’erano l’asilo e le scuole per i bambini, c’era il cinema (ma con operai e impiegati rigorosamente divisi in sala) e c’era la scuola professionale, alla cooperativa si poteva comprare gli alimentari a prezzi buoni, c’erano i servizi sanitari c'era anche il bowling e le strade,  anche in caso di abbondanti nevicate, erano subito sgombre. Se poi accadeva qualche disgrazia, la miniera offriva il lavoro in qualcuno dei servizi collegati (dalla lavanderia alla mensa) alla vedova per non lasciarla dimenticata.                                                                                                    vista del pozzo Clara e della miniera                                                                                                                                                                                                                                                     

Oggi, la realtà resta in equilibrio tra gli edifici abbandonati,  e quelli invece restaurati come si conviene, come quei due  condomini che si   incontrano  uscendo  dal  paese  verso  il   valico, chiamati le “torri gemelle”,  costruiti  al pari della palazzina uffici  alla fine degli anni Venti e di fronte  ai quali,  alla fine del paese, c’erano la casa del direttore della miniera e l’ospedale.

Un equilibrio sul quale “poggiano” i tanti mezzi esposti anche vicino all’ingresso della miniera: dai vagoncini dei “trenini” a quelli dei pompieri volontari.

Un equilibrio sul quale si innestano anche i ricordi militari di questa terra di confine: a Cave, nell’edificio che si trova a fianco della chiesa nuova, praticamente di fronte al Museo minerario visitabile nella stagione estiva dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 12, si trova infatti il Museo storico militare delle Alpi Giulie gestito dal Gruppo storico tarvisiano: in cinque sale si snoda un percorso che parte dalle guerre austro-napoleoniche e arriva fino alla Prima e alla Seconda guerra mondiale tra reperti e pannelli illustrativi.  

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